mercoledì, 07 ottobre 2009 | in : no tag required

La Corte Costituzionale boccia il lodo Alfano.

 

Una sentenza che mina la serenità del Premier.

(Ah! Bei tempi, quando serenamente ci dava dei coglioni).

 

Berlusconi indeciso su quale strada prendere: Opera o San Vittore?

Ma spunta la terza via, suggerita dall'ultimo singolo di Apicella:

"Io mHammamet e tu".

 

Bonaiuti: "Una sentenza politica, a orologeria."
Dura replica del Presidente della Consulta: "Cucù."


Va detto che la bocciatura si estende automaticamente al Capo dello Stato che il lodo lo aveva firmato.

”Avrei voluto dare un’occhiata alla costituzione…” si è giustificato Napolitano “… ma se l’avessi spostata il tavolino avrebbe ballato.”

 

D’altronde, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Gli stessi giudici della Corte Costituzionale non ne sono esenti (come potrete vedere domani nel DVD “I maneggioni”, in allegato con Il Giornale: toghe nere e cavalli bianchi… certe ammucchiate!).

 

Come solito, l’opposizione si muove in ordine sparso.

Di Pietro chiede le dimissioni.

Ipotesi esclusa dai dirigenti del PD (“Dopo non ci toccherà mica governare?") che pensano di lanciare al premier una ciambella di salvataggio: con dentro una lima.

(Casini rilascerà una dichiarazione ufficiale a solarium concluso).

 

E la Chiesa?

Da Oltretevere giunge un’esplicita condanna per la bocciatura: Dio sia lodato!

 

* * *

 

A proposito di Chiesa, in fondo, cosa volete che siano questi problemi se non insulsi e terreni problemi di un ometto col morale sotto i sottotacchi?

Per una volta lasciamolo al suo destino e proviamo a volare più alto.

 

Riscopriamo, ad esempio, la bellezza della poesia, dei canti in versi, delle liriche, che ci consentono di evadere (in senso figurato, sia chiaro) da questa triste realtà.

 

Scegliamo (uno per tutti) Giuseppe Ungaretti e le sue indimenticabili parole:

 

“Lodo. M’illsumino d’immenso”.

 

moreno9000 @ 21:15 | commenti (22)(popup) | commenti (22)
lunedì, 07 settembre 2009 | in : no tag required
Finché me ne sto sdraiato a letto, nel mio piccolo lettino per nani vergini, la felicità mi fa compagnia così come la fede : credo in Dio, credo nella Sua infinita bontà, credo che la vita sia una cosa meravigliosa.
 
Poi mi alzo.
 
Ed è in quel preciso istante, quando, raggiunta la posizione verticale, mi accorgo che nulla è cambiato rispetto a poco prima, sdraiato o in piedi l’altezza sul livello del mare è praticamente la stessa (un metro e diciotto : le gambe del letto piuttosto alte, le gambe del sottoscritto piuttosto basse) che d’improvviso la felicità non mi fa più compagnia così come la fede in Dio, nella sua infinita bontà e nella vita che, ora me ne rendo conto, fondamentalmente fa cagare.
 
Mi dirigo mogio verso il bagno, sono le sette meno un quarto, entro, accendo la luce, mi posizione di fronte allo specchio e osservo l’immagine che questi riflette.
 
La depressione aumenta.
 
Ora, quello che posso augurare all’Onnipotente è che quanto riportato nella Genesi, Dio ci creò a Sua immagine e somiglianza, non corrisponda al vero… per Lui… perché se mettiamo su un piatto della bilancia l’Onnipotenza e sull’altro la Cefalitudine, beh, credo vincerebbe la seconda (ma forse il problema non si pone, non può esservi somiglianza fra il Bassissimo e l’Altissimo…).
Tolte le ore notturne, dalle sette del mattino fin verso mezzanotte, posso dichiararmi quindi nano e ateo.
 
* * *
 
In realtà l’idiosincrasia nei confronti della religione, rispetto a un ipotetico Dio Creatore verso il quale noi, poveri piccoli esseri mortali, siamo figli indegni (per quanto somiglianti), l’idiosincrasia non nasce ora, non è legata all’attuale condizione di nano adulto, ma affonda le radici nell’infanzia.
 
* * *
 
Scuola Elementare del Sacro Cuore Immacolato della Beata Vergine Inconsolabile (ebbene sì, i miei mi spedirono a un istituto privato).
 
Tutti i santissimi pomeriggi, alle 16 in punto, l’insegnante, una morettona bergamasca che, nonostante la mia tenera età, mi procurava le prime inconsapevoli tempeste ormonali, ci obbligava a recitare le preghiere.
 
Fra Padre Nostri, Angeli di Dio, Salve Regine, Credo vari, mi districavo con estrema nonchalance.
 
Quando però toccava ripetere l’Ave Maria erano dolori, perché nell’impararla a memoria mi era sfuggita, ora non saprei dirvi in che modo, una e, una banalissima lettera e, una misera congiunzione che seguiva “Adesso” precedendo “nell’ora della nostra morte”.
 
Era sudore freddo, era capogiro, era sensazione di debolezza, era svenimento, quando ci si avvicinava al finale dell’Ave Maria, quando noi bimbi, gli altri annoiati nel ripetere la consueta formula, il sottoscritto in preda al terrore, si cantilenava un : “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso nell’ora della nostra morte, Amen.” … STOMP !!
(nanobimbo steso a terra, privo di sensi, gli schiaffi dell’insegnante morettona per l’energica rianimazione).
 
Riacquistata la ragione, le guance coi segni delle cinque dita della maestra, mi chiedevo per quale assurdo motivo uno dovesse invocare l’intercessione della Madonna augurandosi di lasciarci le penne all’istante.
 
* * *
 
Poi ritrovai la e, ora non saprei dirvi in che modo, ma a giochi fatti, da adulto, da nano ormai fatto e finito, fuori tempo massimo per riacquistare oltre alla lettera mancante pure la Fede (se escludiamo le ore notturne, da sdraiato…).
 
* * *
 
Nell’ipotesi inverosimile che io sia nel torto, che il mio ateismo sia fallace (prima o poi dovevo inserire un bel fallace nel blog, lo rende blog di un certo livello), se un Dio dovesse esistere, beh, allora sarei, usando un’espressione terra terra, tecnicamente fottuto.
Finirebbe tristemente così…
 
* * *
 
 
(Paradiso, ore 15 e 35 del 28 settembre 2075, tempo soleggiato, leggera brezza)
 
S.Pietro          Dunque, vediamo, lei si chiama PupoNanoVagin…
PNV                PuroNanoVergine
 
S.Pietro          Scusi, ma la vista… (inforca un paio di occhiali e scruta una scheda) dunque… sembrerebbe che in vita sua non abbia mai… mai…
 
PNV                … copulato.
S.Pietro          Esatto. Bene, bene.
 
PNV                Insomma, avrei preferito… almeno una volta… quei due minuti e quattordici secondi di soddisfazione.
 
S.Pietro          Meglio così, se lo lasci dire. Per il resto (rapida scorsa del foglio), in regola con l’abbonamento RAI, vaccinazioni OK, aspirante scrittore, tifoso Virtus Bologna, film preferito 2001:Odissea nello Spazio, digestione difficoltosa, avversione per la programmazione a oggetti e… e… e…
 
PNV                (sudando freddo) … nell’ora della nostra morte, Amen.
 
S.Pietro          e (sguardo spiritato, sbuffi di fumo dalle orecchie) ATEO !!!
 
PNV                Escluse le ore notturne.
 
San Pietro estrae da un cassetto un timbro rosso che applica con rabbia sul foglio che mi descrive.
 
S.Pietro          Se ne vada !
PNV                Dove ?
 
Pollice verso, stile Commodo nel Gladiatore.
 
PNV                No, la prego, già la vita è stata triste di suo, neppure una trombatina, non me lo merito il fuoco eterno !
 
S.Pietro          Ma quale fuoco eterno !
PNV                Come ? L’inferno senza…
S.Pietro          Costava troppo alimentarlo. Per lei, aspirante scrittore…
PNV                Più aspirante che scrittore.
 
S.Pietro          … è prevista una vicinanza, cheek to cheek, con Gigi Marzullo che la intervisterà, nei secoli dei secoli, sull’ultimo suo libro non pubblicato… ahahahahah !!
 
(alle spalle di San Pietro, un ologramma mostra il Marzullone che sorridendomi mi stuzzica con un  : “PNV, si faccia una domanda e si dia una risposta”).
 
Aumento della sudorazione.
Stalattiti si formano all’istante sulla fronte e scendono verso il basso.
All’improvviso una voce famigliare interviene in mio soccorso.
 
Mamma          La prego San Pietro, la prego, chiuda un occhio per il mio piccolo PNV.
S.Pietro          E lei chi è ?
PNV                (scuotendo la testa) Mia madre, anche qui deve mettere becco.
 
Mamma          La prego San Pietro. Io glielo dicevo di andare a Messa la Domenica, di dire le preghierine, ma lui niente. Però, lo giuro, è un bravo ragazzo. Pensi che ogni tre mesi andava in posta per pagare il bollettino in favore di Radio Maria. Lo faceva per me che non uscendo più di casa…
 
San Pietro mi osserva per capire se mia madre stia mentendo.
Io annuisco, vergognandomi, a conferma del pagamento trimestrale.
 
S.Pietro          Quanto donava ?
PNV                25 euro ogni volta : fanno 100 euro l’anno.
Mamma          E passava pure in Chiesa per lasciare le elemosine.
 
Di nuovo Pietro mi scruta.
Anticipo la domanda.
 
PNV                Altri 100 euro, escluso i 35 di abbonamento al giornale della Parrocchia.
 
Il Santo riprende il mano la scheda, sembra meditare fra sé e sé, poi, dubbioso, esclama :

S.Pietro          Vabbè, per questa volta.
PNV                Niente inferno ?
S.Pietro          (annuisce)
PNV                Niente Marzullo ?
S.Pietro          (annuisce)
PNV                (rivolgendosi sottovoce all’ologramma) Col cazzo che mi domando e che mi rispondo. (alzando il volume) Grazie Peter, grazie Mamma !!
 
Mamma          Prego, figliuolo mio, però, quante volte ti ho detto che se non ti comportavi bene rischiavi grosso ?
 
PNV                Avevi ragione, ma ora non parliamone più. Tutto è bene quel che finisce …
 
Mamma          … bene, anche se avresti dovuto ascoltarmi. Guarda che farsi le pippe è peccato mortale. Quante volte me l’hai fatto ripetere ?
 
S.Pietro          Pippe ?
PNV                Qualcuna, ogni tanto, controvoglia.
 
Mamma          Non gli creda. Tutte le sere si collegava col suo computer per guardare certe maialone !
 
S.Pietro          (ennesima lettura della mia scheda) Strano, qui di pippe neppure l’ombra ?
Mamma          San, provi a guardare se parla del comunismo ?
 
In corrispondenza della parola “comunismo” dalle narici di Pietro escono due soffioni infuocati.
 
PNV                Ma quale comunismo. Ho votato qualche volta PD, controvoglia.
 
Mamma          Non gli creda. Si chiudeva in camera sua e cantava l’Internazionale. C’aveva il manifesto con Marx, Engels, Lenin e Stalin appeso in camera, a fianco del poster di Edvige Fenech con le zinne di fuori.
 
Nella mano destra di Pietro compare una fiocina… puntata verso il sottoscritto.
 
PNV                No, Pietro, la prego, mi scusi, non volevo, cioè…
S.Pietro          Taci, SATANA !!
 
PNV                Però, se nella scheda non è riportato nulla delle maialone, del comunismo, vuol dire che non è vero niente, che mia madre si inventa tutto, che…
 
S.Pietro          Abbiamo dei compilatori di profili poco affidabili. Sua madre è attendibile. D’altronde, quando mai una mamma dovrebbe sput… parlar male del figlio se non fosse vero ?
 
PNV                Me lo chiedo anch’io. Sarà colpa dell’Alzheimer.
 
Ignorando la mia punzecchiatura, ringalluzzita dal complimento pietresco, Mother rilancia :
 
Mamma          Vuol sapere la più bella ? Ha presente il 730 ?
PNV                Le tasse le ho sempre pagate !
Mamma          Sì, ma di al signor San Pietro chi sceglievi come destinatari dell’8 x 1000 ?
PNV                I Valdesi, non vedo dove stia il peccato ? Sono sempre cristiani.
 
La fiocina lascia la mano di Pietro e si conficca in mezzo al mio glabro petto.
Poco prima di morire, per la seconda volta, sento le ultime parole materne.
 
Mamma          Che bambino ignorante. Dico io, come puoi presentarti davanti a San Pietro dopo aver dato i soldi ai valdesi…
 
S.Pietro          … che ai santi non credono ? Pretendono di parlare direttamente col Principale, senza intermediari, eccezione fatta per Gesù Cristo. Se fosse per loro a quest’ora sarei belle che disoccupato. Mi spiace dirlo, ma una fiocinata suo figlio se la meritava proprio.
 
Mamma          Sono d’accordo, se la meritava proprio.
 
moreno9000 @ 10:47 | commenti (13)(popup) | commenti (13)
domenica, 16 agosto 2009 | in : no tag required

Avrò avuto sì e no sei anni.

Il babbo una sera torna a casa, una sera ventilata di metà giugno, io gli corro incontro, due gambucce tozze e frenetiche si muovono sul pavimento di marmo, nella mano destra sventolo un foglio, orgoglioso di poterlo mostrare al capofamiglia.

 

PNV                Babbo, babbo, mi hanno dato la pagella !!

Babbo             Pagella ?

PNV                Sì, sì, pagella, pagella !!

Babbo             Dai un po’ qua Gianni, fammi vedere.

 

Mi fermo di botto.

Piego il collo in avanti, immusonito.

Due lacrime si formano alla base degli occhi.

 

Babbo             Che hai Gianni ? Ti hanno per caso bocciato ?

 

Alzo la testa e ignoro il padre degenere.

Soccorso materno.

 

Mamma          Guarda che tuo figlio non si chiama mica Gianni.

Babbo             No ?

Mamma          No.

Babbo             E come si chiama ?

Mamma          PuroNanoVergine.

Babbo             PuroNano … che strano nome !

 

Sguardo indagatore del babbo.

Attimo di silenzio, poi :

 

Babbo             Figlio ? Ma quello è mio figlio ?

 

Non che il babbo avesse l’Alzheimer.

No.

Il difetto stava nel pargolo (il pargolo sarei io).

 

Quello che mi mancava, oltre alla statura, ai capelli in zona tempie, al molare destro (che bilanciava l’assenza del testicolo sinistro) era la personalità.

 

La mia figura non lasciava traccia negli altri.

 

Un difetto che mi portavo dietro dalla nascita (fu l’ostetrica durante il parto a insistere : “Signora, signora, spinga, continui a spingere, su forza, non molli proprio ora, spinga.” e mia madre, fumando tranquilla una sigaretta, a rispondere : “Guardi che è già uscito, quindici minuti fa, ce l’ha fra le braccia.”).

 

* * *

 

Non voglio farla troppo lunga (è estate, fa un caldo pazzesco, stamattina la suola dei mocassini, sciogliendosi, si è incollata al marciapiede. Sono rimasto bloccato per un’ora abbondante, a nulla è valso chiedere aiuto, il mio grido si è perso, anonimo pure lui, fra l’indifferenza dei passanti. Per salvarmi ho dovuto mollare le scarpe e, scalzo, i piccoli piedini che sfioravano l’asfalto rovente, tornarmene a casa) né impietosirvi col desolante resoconto di un’esistenza vissuta a un metro e diciotto di bassezza, senza capelli, priva del molare destro, del testicolo sinistro (il destro ansimante per l’eccessivo sforzo al quale è sottoposto), e soprattutto nella più totale anonimia.

 

Non lo farò, anche perché ora sono totalmente sbronzo (per quanto, dalla qualità della scrittura che esprimo nel post, non si direbbe : perdonatemi, ma uno deve bilanciare il disinteresse altrui con una iniezione di autostima), perché, sì, se ai problemi che ho prima elencato (su tutti, il testicolo mancante) si aggiunge l’indifferenza dell’umanità intera (mamma esclusa) capirete che sia inevitabile cercare qualche forma di rifugio.

 

L’alcolismo come male minore (avrei potuto scegliere strade più degradanti come la tossicodipendenza, il gioco d’azzardo, l’iscrizione all’UDC o, peggio ancora, Lord Voldemort me ne scampi, a un fan club di Harry Potter …).

 

* * *

 

Che poi, uno dalle frequenti alzate di gomito prova pure a uscirne (mettendo nel conto il rischio, una volta disintossicato, di credere nell’esistenza degli ippogrifi).

 

Risale all’anno scorso l’iscrizione agli Alcolisti Anonimi.

Cinquantadue sedute settimanali, non me ne sono persa una, per vedere se ero in grado di smetterla con il Vov (ne bastano due bicchierini per mandare in tilt il mio piccolo cervellino).

 

Dopo 365 giorni esatti di confessioni di gruppo posso dire, con orgoglio, di essere sceso a un bicchiere e mezzo (lo so, può sembrare poca cosa, mezzo bicchiere in un anno, ma sono un nano pigro, che affronta e risolve i problemi col tempo dovuto. L’obiettivo è la guarigione nel giro di quattro anni, sarà il 2013, quando, il Vov alle spalle, mi presenterò alle urne per votare, in assoluta sobrietà, nonostante il travestimento da Hermione Granger, Pierferdinando Casini).

 

* * *

 

La riduzione del mezzo bicchiere di Vov deve avere fatto il giro dell’associazione.

Il Presidente, l’esimio Notaio Guidalberto de Guidalbertis, martedì sera mi ha avvicinato esordendo con un :

 

NotaioGuidal             Mi scusi, signor Gianni

PNV                           (immusonito, due lacrime alla base degli occhi)

NotaioGuidal             Cos’ha, signor Gianni, non si sente bene ?

PNV

NotaioGuidal             È tornato ai due vov ?

PNV                           Non sono il signor Gianni …

NotaioGuidal             (stupore)

PNV                           … mi chiamo PuroNanoVergine.

NotaioGuidal             Ops … non volevo, mi perdoni l’equivoco …

PNV                           Va bene, va bene, tanto ci sono abituato.

 

NotaioGuidal             Signor Gi … PuroNanoVergine, ho saputo degli ottimi risultati da lei conseguiti nel suo primo anno di frequentazione degli Alcolisti Anonimi.

 

PNV                           (annuisco orgoglioso)

 

NotaioGuidal             Sa, stiamo per lanciare una nuova campagna informativa e ci serviva un caso di successo da poter presentare …

 

PNV                           (brillantume nello sguardo)

NotaioGuidal             È stata un’idea della mia segretaria …

PNV                           (curiosame nello sguardo)

 

NotaioGuidal             … preparare un manifesto che avesse in primo piano una bottiglia di rosso, una bottiglia piena, e sullo sfondo lei, sorridente, con lo slogan : il Tappo non la stappa.

 

PNV                           (incertitudine nello sguardo)

 

NotaioGuidal             Lo so, sentirsi dare del tappo non è bello, però verrebbe presentato con un’immagine positiva, uno che è uscito dal tunnel e …

 

PNV                           accetto !!

 

* * *

 

Ho il manifesto fra le mani.

Lo guardo, compiaciuto.

Il simbolo della mia rinascita.

L’alcolismo una malattia prossima alla sconfitta (cosa volete che siano quattro anni ?), al pari dell’anonimato (la mia storia non è passata inosservata, se persino il Guidalbertis se ne è accorto).

 

Il poster, un 70 x 90, riporta in primo piano una bottiglia di rosso intatta (un Nobile di Montepulciano), che poggia su una scritta anch’essa rossa (“il Tappo non la stappa”), lo sfondo è beige chiaro, uno sfondo uniforme se si eccettua quella piccola figura, quel piccolo nano, il Tappo alla base del gioco di parole, un nano che … che … che mi sembra … di … di … riconoscere … forse ci siamo incrociati nei locali dell’associazione … forse no … sì … sì … ora ricordo … è quel nano che dovrebbe … dovrebbe chiamarsi … chiamarsi … Gianni.

 

moreno9000 @ 16:43 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
sabato, 25 luglio 2009 | in : no tag required

È da un minuto almeno che la ragazza seduta di fronte non mi stacca gli occhi di dosso, da quando siamo saliti entrambi a Molino Dorino, metropolitana direzione Sesto F.S.

E se mi guarda non lo fa certo per la mia nanitudine (so che lo avete pensato), no, a quella la gente  si è abituata, fra nanoministri scacciafannulloni e nanopresidenti sciupaescort.

 

Mi osserva.

 

Io ricambio lo sguardo per abbassare subito dopo la testa.

Provo a rialzarla.

Sorriso accennato, il suo.

Volto il capo verso sinistra, poi torno a fissarla.

Luminosa dentatura bianca, immediatamente coperta dalla mano sinistra, una mano priva di anelli.

 

Attrazione fatale ?

 

Può un nano pelato col suo metro e diciotto di bassezza aver fatto colpo su una sventolona, perché di sventolona trattasi, reincarnazione meneghina dell’angelica Farrah Fawcett ?

 

* * *

 

Non lo saprò mai.

A Lotto le nostre strade si dividono.

 

Rimango sull’ultima carrozza, le due mini gambe oscillano per fermarsi, stupite, quando vedono entrare, stazione Buonarroti, un cerbiatto moro, siamo in zona Edvige Fenech versione “Dr.Jekyll e Gentile Signora”, capelli laccati, occhiali scuri, labbra rosso Pompadour.

 

La Signora rimane in piedi in mezzo al vagone, centro di attrazione per osservatori in preda a sconvolgimenti testosteronici, poco distante dal sottoscritto.

 

Mi osserva.

 

Io ricambio lo sguardo per abbassare subito dopo la testa.

Provo a rialzarla.

Sorriso accennato, il suo.

Volto il capo verso sinistra, poi torno a fissarla.

 

Luminosa dentatura bianca, immediatamente coperta dalla mano sinistra, una mano priva di anelli.

 

Attrazione fatale ?

 

Può un nano pelato col suo metro e diciotto di bassezza aver fatto colpo su una Gentile Signora dalla camicetta di seta trasparente a righe bianche e nere verticali ?

 

* * *

 

Non lo saprò mai.

A Duomo le nostre strade si dividono.

 

Lei rimane sulla linea rossa, io scendo e mi dirigo verso la gialla.

Nel breve percorso fatto di scale mobili e corridoi illuminati da neon, alternativamente accesi e spenti, provo a riflettere (non il neon, per quanto la pelata lo permetterebbe).

 

Vuoi vedere che dopo una ventina d’anni di completo anonimato, mai una volta che una donna abbia mostrato un pizzico d’interesse, all’improvviso PuroNanoVergine si sia trasformato in un sex symbol, desiderato da fior fior di patasgnorke, pronte ad accoppiarsi con lui persino nei vagoni rinfrescati dall’aria condizionata della metropolitana ?

 

Ipotesi sostenuta dalla dichiarazione del nanoministro scacciafannulloni (“le donne mi corteggiano molto ora che sono ministro, ma anche prima”) e dalle performance trombatorie del nanopresidente sciupaescort.

Certo, il potere aiuta (“da quando sono ministro”), ma non può essere l’unica giustificazione (“ma anche prima”).

I soldi servono (per una escort siamo sui 2000 euro a notte, cocaina esclusa), ma ho l’impressione che una rivoluzione nei gusti femminili sia in atto, che il bello, alto, moro, occhi verdi, stia per andare in soffitta (e non si salva neppure l’alto, biondo, occhi azzurri), che per i vari Pitt, Clooney, Bova, Depp, Di Caprio, Rossi Stuart, Scamarcio, sia giunta l’ora del prepensionamento.

 

* * *

 

L’ipotesi trova conferma non appena si aprono le porte del vagone nuovo di pacca della linea tre.

Pigramente appoggiate alla porta, prospiciente quella d’ingresso, vedo parlottare due giovani gazzelle, madre lingua inglese (con accento però newyorkese), due staffilococche, mora quella sinistra, rossa la seconda, minigonne inversamente proporzionali alla lunghezza delle gambe.

 

I miei occhi alternano prima la visione dell’una e poi, seguendo una breve traiettoria dalla destinazione appetitosa, dell’altra.

I loro si stabilizzano sul mio viso fanciullesco.

 

Sorrido.

Sorridono.

Sguardo ammiccante fra le due.

Di nuovo il sottoscritto bersaglio del loro desiderio.

La rossa osa persino indicarmi alla compagna che, eccitata (non ho dubbi che lo sia) annuisce.

 

Tempo una fermata, Montenapoleone, e l’idillio ha fine.

 

* * *

 

Come ogni sex symbol che si rispetti, il consenso della platea femminile è intergenerazionale.

Archiviate le Stars and Stripes, prime due potenziali modelle entrate nella mia personalissima collezione, mi toccano le attenzioni di una grassottella sessantenne con le unghie color oro.

 

Nel guardarmi, si passa una mano fra la permanente ossigenata.

 

Per meglio ammirare quel popò (da non intendersi come fondoschiena) di nano a lei prossimo, infila un paio di occhiali da vista dalla montatura abbinata con le unghie.

 

La bocca meravigliata si apre in un sorriso senza confini (i molari color oro, intonati con unghie e montatura degli occhiali : quando si dice attenzione per i dettagli).

 

Ne sono sicuro : il prepensionamento colpirà a breve pure il maturo Sean Connery.

 

L’annuncio della sosta nella stazione Centrale mi costringe a lasciar sola la dolce e gentile fan della terza età che prosegue il viaggio in compagnia di unghie, occhiali e molari dorati.


* * *

 

Ricapitolando : l’angelo biondo, la mora pompadour, le due modelle yankee, la sciura in carne.

Il tutto nell’arco di una mezz’oretta scarsa.

 

PuroNanoSexSymbol (il Vergine è destinato a un rapido prepensionamento).

 

Cosa manca per la consacrazione definitiva ?

La prova ultima dell’avvenuta mutazione ?

È sufficiente l’attrazione mostrata da cinque donzelle in un arco di tempo ridotto ?

 

No.

 

Per questo motivo, infilato lo zaino nell’armadietto che sta alle mie spalle in ufficio (la marcia trionfale nel sottosuolo di Milano si è conclusa poco prima) mi avvio deciso verso il bagno.

Azione quotidiana, svolta finora con imbarazzo (no, non mi riferisco a problemi intestinali o di minzione) perché non appena aprivo la porta del gabinetto era lo specchio del medesimo a riflettere implacabile l’immagine del povero nano sfigato.

 

Ora però, a fronte degli ultimi avvenimenti, sono sicuro che l’esperienza avrà un esito del tutto differente.

 

Fisso quel viso riflesso dallo specchio un tempo impietoso, una superficie che fino a ieri mi ricordava due inespressivi occhi castani, sotto i quali, al centro, troneggiava un naso imponente leggermente gobbo che a sua volta oscurava una bocca dalle labbra troppo sottili, per non parlare della fronte spaziosa, anticamera, risalendo verso la sommità del capo, di una piazza orfana di capigliatura la cui scomparsa si perde nella notte dei tempi … uno specchio che in realtà continua imperterrito a  rimandarmi l’immagine deprimente, inconsapevole del fatto che il brutto anatroccolo ritratto si sia trasformato in un cigno dalla forte carica erotica, un essere che a dispetto degli occhi inespressivi, del naso imponente, della bocca sottile, della fronte spaziosa, della pelata di lunga data, eccita gli ormoni delle donne, attratte, ora me ne rendo conto, da quel piccolo lobo dell’orecchio destro, anzi, non tanto dal lobo in sé, un lobo come molti altri, ma dallo sbaffo di  dentifricio Durban’s che quasi del tutto lo ricopre.

 

moreno9000 @ 09:07 | commenti (21)(popup) | commenti (21)
venerdì, 03 luglio 2009 | in : no tag required
Vi parlerò di un bambino di nome Archimede.
 
Un bambino di quattro anni che frequentava l'asilo Comunale di ... (il paese non ha importanza).
 
Dovete sapere che Archimede era il più grande campione di STREGA COMANDA COLOR di tutto l'asilo.
Ogni volta che la maestra, la signorina Pietropaoli, diceva "su bambini da bravi, venite qua che si gioca a STREGA COMANDA COLOR" Archimede era il primo ad accorrere in modo da essere prescelto per stare sotto.
Lo divertiva un casino scegliere un colore e inseguire gli altri bambini che, immancabilmente, finiva con l'acchiappare prima che potessero toccare un oggetto del colore da lui indicato.
La cosa strana, quasi incredibile, stava nel fatto che Archimede era piuttosto gracile di costituzione e per nulla portato per la corsa.
Eppure, Carota Archimede (Carota perchè rosso di capelli, le guance piene di lentiggini) durante le partite di STREGA COMANDA COLOR non si lasciava scappare neppure una preda.
Tutte le volte che giocava, catturava chiunque volesse, persino il velocissimo Arrigoni Giampaolo che sarebbe divenuto campione italiano dei 110 metri ostacoli.
 
Quel pomeriggio, però, il pomeriggio del 28 Aprile 19 ... (l'anno non ha importanza), le cose non andavano bene come al solito.
 
Archimede aveva scelto nell'ordine il rosso, il verde e il giallo e tutte e tre le volte non aveva catturato alcun bambino.
Anzi, mentre inseguiva la sua amica Paoletta, era scivolato su una buccia di banana buttata per terra da Zuccotti Filippo (un cicciobombo di 94 chili pluriripetente : a otto anni frequentava ancora la seconda asilo) ed era andato a sbattere con la capoccia contro uno dei pali in ferro che sostenevano la più grande delle altalene della Scuola Materna.
 
Dopo un attimo di stordimento aveva ripreso la corsa, ma ormai Paoletta (e con lei tutti gli altri compagni di gioco) si era messa in salvo.
 
Avreste dovuto vedere l'espressione del povero Archimede in quella occasione.
 
Lui, Carota Kid, il più grande cacciatore di STREGA COMANDA COLOR di tutti i tempi, messo in ridicolo da un gruppo di mocciosi di quattro o cinque anni.
 
Una cosa intollerabile !
 
Si fermò un attimo per riprendere fiato e per riordinare le idee.
Cercò di concentrare l'attenzione su quanto lo circondava : doveva chiamare un colore che fosse difficile ritrovare negli oggetti e nelle cose più vicine agli altri bimbi.
.
Improvvisamente uno strano sorriso gli rallegrò il viso.
Ora c'era !
Aveva scovato il giusto colore !
Aprì, leeentaaameeenteee, la bocca e disse:
 
"STREGA ... COMANDA ... COLOR ... ... BLU".
 
Come nelle precedenti occasioni l'asilo si trasformò in un campo di battaglia. 
Bambini che scappavano a destra, a sinistra, di sopra, di sotto, in mezzo, sui lati, mentre il temibile Archimede Zanaboni, con un'espressione che avrebbe spaventato pure il pirata Barbanera, inseguiva prima uno, poi un altro, poi un altro ancora, nella speranza di catturare qualche fuggitivo.
 
Le cose, anche questa volta, si stavano però mettendo male.
 
Arrigoni Giampaolo si era salvato toccandosi le stringhe dei suoi scarponcini di camoscio alsaziano.
Paoletta aveva abbracciato il copricapo della statua del nano Brontolo.
Zuccotti Filippo teneva tra le mani una carta, color blu, con la quale era confezionata l'ennesima tavoletta di cioccolato alle nocciole che si apprestava a ingurgitare quel pomeriggio.
Pierino Zomegnan aveva appoggiato con delicatezza le sue manine sul posteriore della minigonna blu della signorina Pietropaoli che si era girata rifilandogli un ceffone terrificante (il povero Pierino era entrato in rotazione sul proprio asse continuando a girare su sé stesso per una buona mezz'oretta).
Archimede si fermò in mezzo al cortile dell'asilo e, per un attimo, la Disperazione Assoluta si impadronì di lui : non sapeva più chi inseguire.
 
Accidenti !
Di nuovo beffato !
 
Mentre pensava, sconsolato, che avrebbe dovuto stare sotto per la quinta volta consecutiva, il suo sguardo incrociò quello di una bambina ferma, immobile, distante da lui una decina di metri circa.   La fanciulla non stava toccando nulla che fosse di colore blu.
 
Lei lo guardava e sembrava che gli dicesse : "Vieni Carota, vieni a prendermi, così la prossima volta toccherà a me rincorrere gli altri bambini e tu potrai riposarti".
 
Archimede non aspettò un secondo di più, pronto a raccogliere un richiamo così allettante.
Corse verso la bimba (ma perchè lei si stava portando le mani sugli occhi ?) e, una volta raggiuntala, disse:
 
"Presa !! Presa !! Ti o presa, iè iè !!!".
 
"No, non mi ai preso !!" rispose la fanciulla togliendo le mani dal viso "non lo vedi che io cio gli occhi blu blu blu ?".
 
Era vero.
Archimede si trovò di fronte due fari (due lampioncini) blu che lo tramortirono.
La bambina, accortasi che Carota Kid era fermo, impietrito davanti a lei, gli disse:
 
"Ei bambino, cosa ce ? Non stai bene ? Mi dispiace che non mi ai preso !!! Perchè non mi rispondi ?
Io sono Simonetta, Simonetta Contardi, ma la mia mamma e il mio papà mi chiamano Simo !!! e invece il mio findanzato, che cia sei anni fa la prima elementare e si chiama Ludovico e mangia sempre il ciuingam, mi chiama solo stellina bella !!! e poi quando Ludovico mangia tanta Nutella diventa ancora di più dolce e mi dice che sono la bambina di più bella di tutto il mondo e mi da un bacione sul nasino !! io divento rossa rossa ma Ludovico mi dice che sto bene con le guanciotte rosse e con gli occhi blu perchè sono come il colore della maglia della squadra del Bologna !! e tu bambino come ti chiami ?"
 
"Aa aar chi iii ime eee de" rispose balbettando Archimede che poi, velocissimamente, disse "adessoscappochemiscappalapipi`".
 
Carota Kid partì di filata, più veloce di un razzo interstellare, in direzione del gabinetto che si trovava in fondo al cortile (subito dietro le siepi del giardino della Scuola Materna).
Mentre correva sentiva il corpo tremare e un peso sullo stomaco che gli rendeva difficoltoso il respiro.
Non riusciva a capire bene cosa fosse : per la prima volta in vita sua provava una sensazione unica, sconvolgente, indescrivibile ...
 
* * *
 
Sono passati un po’ di anni da quando Archimede giocava a STREGA COMANDA COLOR con Simonetta e con gli altri suoi amichetti.
Da allora ha provato nuovamente (seppur con intensità minore) quella "indescrivibile sensazione".
Una sensazione, o per meglio dire un sentimento, che i bambini un poco più grandi di Archimede usano definire semplicemente amore.
 
moreno9000 @ 09:11 | commenti (13)(popup) | commenti (13)