venerdì, 22 maggio 2009 | in : - il meglio - forse -, il cliente ha sempre

Sono in enoteca e sono imbarazzato, ma non è mica imbarazzo digestivo, lo stomaco che brontola per la non abitudine al vino, no, di vino neppure l’ombra (poi leggerete), l’imbarazzo è da intendersi come disagio in quanto l’enoteca si definisce Beveria, locale chic per VFP (Veri Fighet People), e, capirete, in una beveria frequentata da Product Manager, Digital Strategist, Senior Financial Controller, Consulting Training Director, un puro nano vergine Long Time Unemployed, sprovvisto di giacca, scravattato, scarpine Chicco sdrucite, blue jeans non di marca ma di mercato, camicia Oviesse, rischia lo stordimento.

 

Poi, per fortuna, lo slalom fra gessati ingessati e decolle-tè aromatizzati termina.

Una decina di scalini (locale a due piani), tavolo per cinque, ci si siede su sedie da designer disegnate.

 

Tento il relaxing (compatibilmente con lo schienale in policarbonatomaculato automassaggiante che mi provoca un principio d’eczema dorsale).

 

Al mio fianco, Paolo. A fianco di Paolo, la Tris. Al fianco della Tris, Luca (che ha scelto il locale). Al fianco di Luca, Daniela. Al fianco di Daniela, il sottoscritto (ops, si è fatto il giro del tavolo in tre righe).

 

Alle mie spalle lo schienale in policar…, l’eczema dorsale in fase espansiva, un secondo tavolo, per due persone, fra le quali riconosco noto giornalista calcistico televisivo in compagnia di noto dirigente calcistico indagato, di provata fede granata, a suo tempo facente però parte della Triade Bianconera : non un inquisito qualsiasi, niente popò di meno che Antonio Giraudo.

 

* * *

 

L’enoteca è fatta in sostanza per bere vino (non per altro, si deve tener fede al prefisso), ma a me il vino non è che piaccia molto e poi ne basta mezzo bicchiere per farmi traballare e poi non saprei cosa scegliere tanto più se devo affrontare un sommelier fingendo conoscenze che non ho.

Nella migliore delle ipotesi me la caverei così :

 

Sommelier      Il signore ha scelto ?

PNV                (scorrendo la lista vini) Vorrei un … un … un Tavernello, grazie.

Sommelier      Ottima scelta. Abbiamo un Rosso Esselunga o se preferisce un Rosé Conad.

PNV                Il Conad può andare.

 

Non stupitevi per la presenza del Tavernello.

Lo trovate come potreste trovarlo all’Esselunga, alla Conad, alla Sma, all’Ipercoop, persino all’Ikea, con la sottile differenza che qui una confezione da 0,25 L sfiora gli 11 euro.

 

* * *

 

Con l’acqua me la cavo meglio e poi volete mettere il gusto di essere in una enoteca e chiedere dell’acqua ?

L’avranno ?

Certo, altrimenti sarebbe una semplice enoteca e non una Beveria per Very Fighet People.

Non solo, per l’acqua è previsto un sommelier ad hoc col quale mi intrattengo amabilmente fingendo conoscenze che non ho.

 

Sommelier      Il signore ha scelto ?

PNV                (scorrendo la lista acque) Vorrei una … una … una Ferrarelle, grazie.

Sommelier      Se permette le consiglierei una delle nostre migliori acque.

PNV                Ovvero ?

Sommelier      Una Evian du Moulin Rouge Can Can del ’79.

PNV                Vada per l’Evian.

Sommelier      Evian du Moulin Rouge Can Can.

PNV                Intendevo quella.

 

I miei quattro amici sorseggiano un Brunello di Montalcino (una specie di Tavernello imbottigliato in bottiglie di vetro), mentre il sottoscritto si gode la sua Can Can del ’79, bicchiere nella mano destra, brevi sorsate a intervallare le chiacchiere.

 

Fatta abitudine all’eczema, ignorati i Financial Controller e i Giraudi presenti nel locale, la serata dovrebbe virare sul bello e invece …

 

E invece mi ritrovo alla mia destra, poco dietro la sedia al policar… un cameriere che impugna la bottiglia di Can Can, lo stesso che qualche minuto prima mi aveva servito.

Immobile, la bottiglia imbracciata come se fosse un fucile, osserva il livello dell’acqua nel mio bicchiere.

Me ne accorgo perché, a bicchiere vuoto, le bollicine frizzanti dell’Evian che ancora stuzzicano il gargarozzo, il tipo si avvicina e con gesto elegante e discreto provvede a riempire nuovamente il calice.

Non ho il tempo di fermarlo né una prima volta, né una seconda (due minuti dopo), né una terza (due minuti dopo i due minuti), nè una quarta (tre minuti dopo i due minuti dopo i due minuti).

L’Evian du Moulin Rouge Can Can del ’79 termina.

Ho lo stomaco, il mio piccolo stomaco di  nano, gonfio.

Rutto a bocca chiusa, gorgoglii addominali.  

 

Il cameriere si eclissa, lo vedo scendere rapido le scale.

Giusto il tempo di asciugarmi le labbra e ricompare il sommelier.

 

Sommelier      Il signore desidera altro ?

PNV                Insomma, sa, una bottiglia in sette minuti, forse, forse sarebbe meglio una pausa.

 

Sommelier      (allungandomi la lista acque) Comprendo, ma abbiamo un’ultima bottiglia di Rochette du Del Pier et son Petit Usel del ’91 assolutamente imperdibile.

 

PNV                Vada per la Rochette de l’Usel.

Sommelier      Rochette du Del Pier et son Petit Usel

PNV                Intendevo quella.

 

* * *

 

La Rochette è decisamente più impegnativa.

È accadueO con l’aggiunta di COdue, di troppo COdue.

Le bollicine superano il palato facendo tabula rasa delle papille gustative, arrivano allo stomaco e lo dilatano.

Dopo il primo bicchiere la dilatazione provoca pressione al fegato.

Fitte sul lato destro del corpo.

 

Meglio fermarsi, ci vuole una pausa di mezzora.

 

Nei tre secondi necessari per formulare il proposito trovo il bicchiere maledettamente pieno.

Mi volto, il cameriere sorridendo sembra dirmi : “Hai visto ? Manco te ne sei accorto.”

 

Come cliente avrei il diritto di bere come e quando mi pare, anche di non farlo o addirittura, ma il privilegio è concesso solo a una crème ristretta di habituè, di rovesciare l’acqua per terra o sulla testa del cameriere, o su quella del sommelier, o su entrambe, dopo averle fatte cocciare fra di loro, ma non ne ho il coraggio, voglio dire che non posso rifiutare il privilegio concessomi di assaporare l’ultima bottiglia di Rochette du Del Pier et son Petit Usel, quindi, pavido nano, mi faccio forza e con sprezzo del pericolo, mando giù tutto d’un fiato il secondo bicchiere.

 

Scricchioli interni, il duodeno sta cigolando sotto la pressione dello stomaco.

Fottuto il duodeno, il prossimo a cedere dovrebbe essere il colon trasversale.

 

Nei tre secondi necessari per formulare il pensiero trovo il bicchiere maledettamente pieno.

Mi volto, il cameriere sorridendo sembra dirmi : “Hai visto ? Manco te ne sei accorto.”

 

Gli sorrido, mi sorride.

Flatulenza ad ano chiusa.

Silenziosa e inodore.

 

Prima della morte un soprassalto d’orgoglio.

Ora ingollo il terzo bicchiere, ma non lo poso come gli altri alla mia destra, dalla parte dell’aguzzino che mi controlla, no, lo lascio a sinistra, magari spostandolo verso il centro tavola.

Porto il bicchiere alla bocca, trangugio in un nanosecondo, fingo posa a destra, poi cambio direzione, lo mollo a centro tavola, sulla sinistra quando d’improvviso sento un tocco sulla scapola destra, mi volto, nulla, ruoto la testa di nuovo a sinistra e osservo, con timore, il bicchiere di nuovo pieno !

 

Il cameriere tossicchia.

Lo sento sussurrare: “Hai visto ? Manco te ne sei accorto.”

 

Sconfitto termino la Rochette.

 

* * *

 

Rientra in scena il sommelier.

 

Sommelier      Il signore desidera altro ?

PNV                Qualcosa di forte, che mi faccia esplodere l’intestino tenue.

 

Sommelier      (allungandomi la lista acque) Suvvia, non sia così tragico. Come terzo assaggio non può perdere una Vie Snel pour le Petit Nanet avec un Problem a le Budel del ’97..

 

PNV                Vada per la Vie Snel.

Sommelier      Vie Snel pour le Petit Nanet avec un Problem a le Budel

PNV                Intendevo quella.

 

* * *

 

La Vie Snel è l’Everest delle acque.

COdue con aggiunta di COdue e una correzione di COdue.

 

Chiedo cortesemente la bottiglia al cameriere.

Me la porge sospettoso, teme una mia possibile rivolta, poi, compiaciuto, mi osserva tracannare i 75 cl della Vie Snel in 5 secondi e 98 centesimi.

Record europeo.

 

I rèni pulsano come una coppia di casse acustiche a un rave party.

 

Prima debole, poi man mano sempre più forte, mi piglia lo stimolo a espellere il mix di Evian Rochette Vie Snel che tiene in ammollo buona parte del mio esausto corpicino.

Ho i testicoli che trasudano bollicine, ma mai e poi mai darò la soddisfazione a quella coppia di bastardi che mi hanno imbottito di liquido di chiedere, con finta gentilezza : “Scusi, mi sa indicare il bagno ?”.

 

Mi rivolgo ai miei amici.

 

PNV                Perdonatemi, ma non mi sento molto bene. Vi dispiace se vi lascio soli ?

 

(loro col vino se la sono cavata alla grande : qualche assaggio inframmezzato da stuzzichini vari e nulla più).

 

Amici              Ma no, figurati, veniamo via con te.

 

* * *

 

Ci alziamo.

Un ultimo sguardo al cameriere.

Mi sorride, gli sorrido.

Tenendo il braccio destro accanto al corpo alzo, in segno di saluto, il dito medio della mano.

Nonostante il mio gesto lui continua a sorridere.

 

Scendiamo le scale.

Passiamo alla cassa.

Paga Luca per tutti e cinque (d’altronde l’idea della Beveria è stata sua, ecchecazzo).

 

Ci avviciniamo alla porta d’uscita, ho dei tremori lungo il corpo, stringo le gambe in modo che comprimano il pisello e trattengano lo zampillio che preme sul glande.

 

Stiamo per uscire quando sento una voce che richiamandomi mi fa :

 

Sommelier      Signore ?

PNV                Si ?

Sommelier      Pssssssssssssst.

 

Gli sorrido, mi sorride.

Chiudo la porta di vetro alle mie spalle e poi, finalmente libero, mi gusto l’immenso piacere di una lunga, infinita, meravigliosa pisciata nei pantaloni.

 

moreno9000 @ 22:19 | commenti (16)(popup) | commenti (16)
mercoledì, 05 novembre 2008 | in : - il meglio - forse -, no tag required

Non credevo che andare per blog rappresentasse un pericolo.

 

Al contrario, la navigazione nei siti della blogosfera era un passatempo fra i miei preferiti (non quanto il paginone centrale di Playboy, ma pur sempre un divertimento).

 

Nella peggiore delle ipotesi incappavo in siti che mi lasciavano indifferente o che mi procuravano un pizzico di rabbia.

Roba di poco conto, comunque.

A ognuno la libertà di esprimere opinioni, condivisibili o meno.

 

Anzi, proprio la lettura di idee o teorie che consideravo totalmente estranee al mio modo di pensare e la concomitante negazione, all’atto pratico, delle medesime, rappresentava una piccola fonte di piacere per il  sottoscritto (non quanto il paginone centrale di Playboy, comunque).

 

* * *

 

Vuoi mettere la soddisfazione di scoprire, in un blog Pro Ana, che un etto di zucchine crude contiene solo 14 Kcal, nell’esatto istante in cui ti stai strafogando con un piatto di melanzane alla parmigiana ?

 

O incappare in un blog di qualche Circolo delle Libertà, dove si magnificano le mirabolanti decisioni del Governo di Silvio IV, mentre dai un’occhiata all’editoriale di Furio Colombo su l’Unità ?

 

O ancora scoprire, da una blogger che si dichiara “Fashion Victim”, il fascino indiscutibile di un paio di scarpe rosse “tacco 12” di Prada, quando tu indossi, seduto al tavolo della cucina (la canottiera inzaccherata dal condimento delle melanzane, non ancora digerite) delle infradito di fabbricazione cinese ?

 

* * *

 

È una questione di probabilità.

Su dieci blog dal contenuto indigeribile (mai quanto le melanzane alla parmigiana) ne trovi altrettanti per i quali scatta immediata l’empatia.

 

Come non sentirsi vicini al blog di quel tizio, non ricordo né il nome né il sito, che descrive le sue giornate come sequenza ripetitiva di visioni di donne nude che occupano il paginone centrale di giornali scandalistici, indigestioni a base di melanzane alla parmigiana, infradito cinesi indossate anche d’inverno ? (perdonatemi, ma sto frequentando un corso di autostima organizzato dal comune).

 

* * *

 

Che suscitasse estraneità o empatia, la blogosfera era sostanzialmente innocua.

Non influenzava la mia personalità, né i miei comportamenti.

Vi è forse mai capitato di incrociare, nella vita reale, un nano di un metro e trenta (un metro e diciotto di suo, dodici rossi centimetri di tacco Prada), sgranocchiante zucchine crude e fischiettante “Meno male che Silvio c’è” ?.

 

No.

 

Al massimo potreste imbattervi in un nano di un metro e diciotto virgola cinque (un metro e diciotto di suo, il virgola cinque di infradito cinese), con la canottiera color melanzana (non digerita) e una copia de l’Unità nella mano destra..

 

* * *

 

Non credevo che andare per blog rappresentasse un pericolo finché non sono venuto a conoscenza dell’esistenza di post subliminali, ovvero di post all’apparenza innocui, ma che contengono al loro interno messaggi nascosti, non percepibili a livello conscio dal cervello, altamente pericolosi.

 

Nulla di nuovo, in realtà.

Il tentativo di influenzare subdolamente un lettore (spettatore, ascoltatore …) viene descritto in un’opera di Vance Packard già nel lontano 1957.

Gli esempi in materia sono numerosi.

Ne riporterò due.

 

* * *

 

Nel 1971, alla Cineteca Don Orione di Vercelli, durante la proiezione de Il Settimo Sigillo di Bergman (film reso celebre per la sfida a scacchi fra un cavaliere e La Morte), vennero inseriti dei fotogrammi pubblicitari che invogliavano i cinefili spettatori a consumare Nutella.

 

Fra i 38 presenti la proiezione si registrarono, nei successivi sei mesi, 21 casi di suicidio tramite indigestione da crema spalmabile al cioccolato. A salvarsi, i 17 soci del “Fun Club Ingmar Bergman, sezione Non Vedenti” di Novara.

 

* * *

 

Ascoltando, in senso contrario, le prime parole della canzone “One Vision” dei Queen si sente pronunciare la frase “Oh my sweet Satan” (per inciso, mi chiedo per quale assurdo motivo uno dovrebbe incidere messaggi satanici subliminali quando talvolta basta la normale riproduzione di un brano per ottenere effetti devastanti sulla psiche umana. Avete presente “Roberta” e i lamenti di  Peppino di Capri nel cantarla ?).

 

* * *

 

Fin qui l’aneddotica relativa al cinema e alla musica, ma in un post, all’apparenza innocente (ehi tu, donna che stai leggendo queste parole, ti andrebbe) in che modo si potrebbe ottenere un condizionamento subliminale ?

 

E tale condizionamento avrebbe lo stesso effetto (un po’ di sano su e giù con un nano di un metro e diciotto, dalla canottiera alla parmigiana ?) mostrato nel caso di un film o di una canzone ?

 

Difficile rispondere.

 

A scanso di pericoli d’ora in poi mi terrò alla larga dal frequentare altri blog anche se, per completezza d’informazione, va ricordato che (Come ? I messaggi subliminali devono essere concisi ? I miei sono lunghi più delle frasi in chiaro e balzano all’occhio ? Li noterebbe anche un non vedente di Novara amante di Bergman ?) nessuno può essere indotto a commettere azioni che vadano contro natura.

 

Ricordo brevemente il tentativo di ipnosi che Freud sperimentò, senza successo, con la suocera.

 

Il buon Sigmund chiese alla vecchia babbiona di attenersi (Vuoi che sia conciso ?) alla seguente prescrizione : “Prometto che non romperò più le palle a mio genero e che mai più gli chiederò di lavare i piatti.”.

Lei, per tutta risposta, risvegliandosi dallo stato ipnotico, lo interruppe con un : “Eh no, questo mai, piantala con ‘ste buffonate e fila in cucina”.

 

* * *

 

La psicanalisi aiuta.

La suocera della psicanalisi aiuta ancor di più.

Riportando l’episodio di ipnosi fallimentare ho ritrovato la serenità perduta.

 

Probabilmente le mie paure sono eccessive (Trombiamo ?), non corro il rischio (Non ci pensi proprio ? Vuoi che inverta il messaggio ? Magari letto al contrario …) di iscrivermi al Partito delle Libertà, di sbavare per raggiungere una taglia 38 (? omaibmorT), di indebitarmi per acquistare a 700 euro un paio di jeans (Quando mi vedi, scatta immediato il mal di testa ? Ho con me una Cibalgina, se vuoi.) di Dolce e Gabbana, sia che venga invitato esplicitamente a farlo sia che mi si voglia corrompere con un post subliminale (Non c’è Cibalgina che tenga ? Con un nano, manco morta ?).

 

Non mi resta quindi che scusarmi, per avervi intrattenuto con un post chilometrico, noioso o, peggio ancora, causa del vostro mal di testa attuale.

 

Vi lascio, buona notte e … alla prossima (fanculo).

 

moreno9000 @ 07:07 | commenti (12)(popup) | commenti (12)
venerdì, 05 settembre 2008 | in : - il meglio - forse -, no tag required

Una volta credevo che cambiare idea fosse disdicevole (pur non conoscendo il significato di disdicevole. Ricordo solo che da piccolo, a fine confessione, il Don mi ripeteva : “Disdicevole, quello che mi hai detto è disdicevole”, da qui l’ipotesi che la disdicevolezza non fosse cosa buona e giusta).

 

Ora non più.

 

Penso che un punto di vista non sia immutabile, ma che possa variare al modificarsi di determinati fattori, endogeni o esogeni (non chiedetemi il significato di endogeno o esogeno. Li ho inseriti perché mi ricordano la pubertà, in particolare il Don che, a fine confessione, mi ripeteva : “Sai, da un lato sei un maiale, è qualcosa a te endogeno, dall’altro il paginone centrale di Playboy rappresenta un elemento di esogeneità non trascurabile”).

 

A pensarci bene ho cambiato idea sul fatto che si possa cambiare idea.

 

D’altronde non avrei potuto cambiare idea sul fatto che si potesse cambiare idea se avessi perseguito in una ostinata coerenza (non ho la più pallida idea di quello che ho appena scritto e soprattutto di come l’abbia scritto, fra congiuntivi e condizionali ballerini).

 

Voglio dire : può cambiare opinionenenene uno che considera disdicevole il poterla variare ?

 

Sembrerebbe una domanda retorica (era il Don a ripetermi, puntandomi l’indice contro : “Retorico, sei solo un fottuto nano retorico … e maiale”), ma non lo è, perché io, non so se per fattori endogeni o esogeni, ho cambiato idea pur considerandolo disdicevole.

 

Di una cosa sono sicuro.

 

La coerenza, il volersi ancorare a determinate concetti, modi di vivere, convinzioni, è segno di debolezza

Chi ha paura del futuro, della novità, non desidera mutare (e dopo l’indice il Don mi rifilava uno sganassone urlandomi contro : “Zitto e muta, anzi muto.”).

 

La novità, il rinnovamento, l'aprirsi a diverse prospettive, danno nuova linfa alla vita.

 

Juventino da sempre ? A settembre la svolta : si passa all’Internazionale Football Club..

Comunista e giustizialista ? Dalle prossime elezioni vota Silvio IV Impunito Imperatore.

Non puoi fare a meno di una fiorentina al sangue ? Prova la prelibatezza di un’insalata scondita.

Adori Italo Calvino ? Ma dai, leggiti piuttosto Moccia !

(forse non ho azzeccato gli esempi).

 

In ogni caso, che lo si voglia o meno, è necessario cambiare.

 

La coerenza e l’immutabilità avrebbero senso se sostenute da Verità Assolute (qualcuno mi sa dire se Assolute c’entra qualcosa con : “Quindi non ti Assolvo, nano maiale” che mi ripeteva il Don ?).

 

Il relativismo che affligge la nostra epoca implica una flessibilità nei pensieri e nei comportamenti da essi derivanti (no, “derivante” il Don non me l’ha mai detto. A tutto c’è un limite).

 

Se qualcuno di voi è giunto fino a questo punto del post senza abbioccarsi, tenuto conto che la mezzanotte è passata e leggere più di dieci righe su un blog è impresa titanica, potrebbe chiedermi :

”Perché ci ammorbi con queste menate pseudo intellettuali ? Qualcosa è mutato in te, nelle tue abitudini quotidiane, un mutamento che ancora ti turba e che devi in qualche modo giustificare con un post ?”

 

Sarebbe, se qualcuno lo chiedesse, una domanda azzeccata.

 

Ebbene sì, a volte lo spunto per un post pseudo intellettuale è dato da eventi all’apparenza di poco conto, ma che in realtà sono di fondamentale importanza per chi li vive.

 

Questo post è il minimo che io possa fare per giustificare (a me stesso, prima ancora che a voi) il passaggio, dopo anni di indimenticabili visioni, da YouPorn a RedTube.

 

moreno9000 @ 23:05 | commenti (18)(popup) | commenti (18)
giovedì, 24 luglio 2008 | in : - il meglio - forse -, no tag required

Non era così difficile, serviva un piccolo sforzo, uno scatto di orgoglio, il necessario per scrivere un racconto degno di partecipare a un concorso letterario.

Nulla di trascendentale, sia chiaro, poche righe su un tema che lo affascinava e al contempo lo terrorizzava : la morte.

La competizione come stimolo a portare a termine (sarebbe stata la prima volta) uno storia tutta sua.

Una piccola e insignificante opera, senza dubbio, ma che gli avrebbe consentito di dire con un pizzico d’orgoglio :

 

“L’ho iniziata, elaborata, finita”.

 

Si sedette di fronte al personal, lanciò il programma di word processing e iniziò a digitare :

 

 

L'Appuntamento

 

22 Agosto 1964.

Samuel Fuller, classe 1881, per gli amici Old Sam, aveva da poco raggiunto la vetta della montagna.

Se l'era presa con comodo.

Venti metri di dislivello in una giornata.

D'altronde non c'era fretta, l'appuntamento sarebbe stato  per quella notte.

Era solo.

Questa cosa più di tutte lo stupiva.

Non tanto l'essere arrivato, ma l'aver conquistato, unico fra tutti, la cima.

 

 

Rapida partenza, chiare le idee.

All’improvviso un rumore nell’anticamera lo bloccò.

Proprio ora, maledizione !

No, nessun campanello.

Si alzò.

Pochi passi per affacciarsi alla porta della camera.

Una sbirciatina all’ingresso : nulla.

Meglio non perdere altro tempo.

Di nuovo alla “postazione di combattimento”.

 

 

Il ricordo dei compagni di viaggio che con lui erano partiti era ancora nitido : alcuni erano morti, altri avevano gettato la spugna, altri ancora avevano proseguito per vie diverse, per montagne che appartenevano solo a loro.

 

 

Nuova interruzione.

Risentì il rumore, “quel rumore”.

Si avvicinava, sfiorandolo.

Sensazione di fastidio, mista a paura, paura per qualcosa a lui familiare.

Doveva accelerare.

Assolutamente.

 

 

Sam lo comprendeva ora : a ognuno la sua scalata.

Non rimaneva molto da fare.

Entrò nel sacco a pelo e, sdraiato sull'erba bagnata dall'umidità notturna, concentrò lo sguardo sulle costellazioni che riempivano il cielo.

Era la notte migliore che potesse desiderare per l'incontro.

Fissò l'attenzione sul carro dell'Orsa  Minore, in particolare sulla Stella Polare.

Stupore !

Brillava sempre più debolmente.

 

 

Ora era dentro di lui, un ronzio forte, terribile, che lo colpiva ogni qualvolta si sforzasse di buttar giù qualche riga.

Decise di sopportare il fastidio, pur di proseguire.

L’Appuntamento era lì : 3 righe, 34 parole, 219 caratteri lo separavano dalla conclusione.

Un ultimo esasperante sforzo.

 

 

La luce si affievolì fin quasi a scomparire per poi splendere di un bianco intenso, abbagliante. Nello stesso istante la Signora, che considerava Sam in ritardo di 83 anni rispetto all'ora fissata, dolcemente lo avvolse.

 

 

Finito !

Ultimato !!

Completato !!!

 

Lui, a differenza del povero Samuel Fuller, non aveva atteso, rassegnato, la sconfitta.

Per la prima volta aveva avuto la meglio sulla sua nemica : l’incapacità cronica di concludere i racconti che iniziava.

E questo, nonostante lei lo avesse avvicinato, sfiorato, con l’intenzione, per fortu

 

 

moreno9000 @ 19:25 | commenti (15)(popup) | commenti (15)
giovedì, 01 maggio 2008 | in : - il meglio - forse -, no tag required

Dovrebbe funzionare così : vieni al mondo, due anni di mamma-cacca-pappa-tette-bua, entri in letargo, ti risvegli dopo 94 anni, esclami : “Ah, che dormita”, ti stiracchi un po’ e poi … ZAC !!! … l’infarto.

 

Invece no.

 

Dai 2 ai 96 ti tocca vivere compiendo una serie di attività fastidiose quali :

 

Compilare la dichiarazione dei redditi (delegare un CAF, come faccio io, riduce il fastidio, non lo elimina. A te spetta comunque il malsano compito di raccogliere documenti, fotocopiarli, fare la  coda circondato da contribuenti borbottanti che si lamentano del magna magna, del governo ladro, delle code al CAF …)

 

Lavorare (per quale assurdo motivo uno si deve svegliare alle sei e un quarto, essere in ufficio alle otto, rimanerci fino alle cinque del pomeriggio, dedicandosi anima e corpo, nove ore di seguito, a snervanti partite di Pacman al computer ? Fra l’altro il lavoro genera reddito, il reddito va dichiarato, la dichiarazione, CAF o non CAF, …)

 

Allacciarsi le scarpe (per questo uso solo mocassini, sempre, anche quando vado a letto, niente ciabatte o pantofole, mi infilo sotto le coperte : coi mocassini ai piedi)

 

Cucinare (e sbuccia le patate e monta la panna e scalda l’olio e fai rosolare il rosmarino con l’aglio e grattugia il parmigiano e aggiungi la farina e metti in forno e cuoci a vapore e fai mantecare il riso e salmeggia la lepre e condisci il tutto e il tutto deve riposare per dodici ore. Da piccolo sognavo di fare l’astronauta, non per i viaggi spaziali, no, per le pillole, gli astronauti non devono cucinare, mangiano pillole, un pasto dura trenta secondi e, dopo, risparmi pure in carta igienica)

 

Guardare la tv (accendi e ti spiegano, a qualsiasi ora, come sbucciare le patate montare la panna scaldare l’olio rosolare il rosmarino con l’aglio grattugiare il parmigiano aggiungere la farina. La  carta igienica ? Non serve risparmiarla : hai dieci piani di morbidezza a disposizione)

 

Accoppiarsi (bastano i preliminari a farmi passare la voglia. Preliminari ? Siamo a un torneo olimpico ? No, grazie. Non tengo il fisico e soprattutto lo spirito).

 

* * *

 

Date le premesse, rispondere al meme di Maria è difficile.

 

Elencare sei attività che mi diano piacere ?

 

Sarebbe molto più semplice individuarne sei che non amo fare (a dire il vero, l’ho già fatto, ma per puro caso, mica era mia intenzione).

 

Ci proverò, partendo da una considerazione che dovrebbe agevolare il compito : il gradimento di un’attività è direttamente proporzionale alla sua capacità di indurre sonnolenza, ovvero, lo spreco di energie deve essere finalizzato all’abbiocco.

 

Da qui abbiamo :

 

Ascoltare le televendite di quadri : la sera, verso le dieci, mi sdraio sul divano, chiudo gli occhi, mi sintonizzo su LA9, ascolto Carlo Vanoni, la versione televenditrice di Julio Iglesias. Il Vanoni con la sua voce vellutata mi parla delle imperdibili offerte dell’Arte Povera (nei materiali usati per realizzare le opere, non nei prezzi) sciorinando una sfilza di nomi a me sconosciuti, come se stesse elencando la formazione della nazionale di calcio : Boetti, Calzolari, Kounellis, Pistoletto, Zorio … Boetti, Calzolari, Kounellis, Pistoletto, Zorio …

Io lo ascolto e mentalmente ripeto i nomi pronunciati (Boetti, Calzolari, Kounellis, Pistoletto, Zorio … Boetti, Calzolari, Del Piero, Kounellis, Pistoletto, Totti, Zorio …) come in un mantra soporifero, finché mi appisolo.

 

Lèggere la guida del telefono, come se fosse un romanzo, scarso nelle trama, ma ricco nei personaggi, che a migliaia mi si presentano in ordinata sequenza alfabetica : A.A.Alcolisti Anonimi, Aabouda, Aaron, AB Informatica, Abacan, Abacus, Abadir … Dutto, Duva, Duzioni, Duzzi … Triggiano, Triglia, Trigo, Trimboli … 

Leggo e mentalmente ripeto : A.A.Alcolisti Anonimi, Aabouda, Aaron, AB Informatica, Abacan, Abacus, Abadir … Del Piero, Dutto, Duva, Duzioni, Duzzi … Totti, Triggiano, Triglia, Trigo, Trimboli …  come in un mantra soporifero, finché mi appisolo.

 

Guardare i pendolari che tornano a casa, sulle loro “macchinine vrum vrum”,  una coda lenta, spesso immobile, di veicoli che sfilano sotto il balcone di casa mia : Altea, Bravo, Civic, Clio, Fiesta, Focus, Ibiza, Ka, Multipla, Panda, Punto, Twingo … una dietro l’altra … ore e ore di smog assassino che mi entra nei polmoni.

Io le guardo, chiudo un attimo gli occhi e ripercorro mentalmente la lunga colonna : Altea, Bravo, Civic, Clio, Del Piero, Fiesta, Focus, Ibiza, Ka, Multipla, Panda, Punto, Twingo, Totti … come in un mantra soporifero, finché mi appisolo.

 

Prendere la metropolitana, sedermi e durante il viaggio osservare la cartina che riporta le stazioni della Linea Rossa : QT8, Lotto, Amendola, Buonarroti, Pagano, Conciliazione, Cadorna, Cairoli …

Le osservo per alcuni secondi poi chiudo gli occhi e mentalmente ne ripeto i nomi : QT8, Lotto, Amendola, Buonarroti, Del Piero, Pagano, Conciliazione, Cadorna, Totti, Cairoli … come in un mantra soporifero, finché mi appisolo.

 

Sdraiarmi nel parco, un piccolo parchetto che ho vicino casa, su una collinetta posta al centro del giardino, l’erba asfittica di Milano, le mani dietro la nuca a mo’ di cuscinetto, mentre davanti a me si muovono gli altri frequentatori : badante bionda con vecchietto in carrozzina, badante bionda con vecchietta sottobraccio, badante bionda che scappa con carrozzina di vecchietto, badante bionda che scappa con braccio di vecchietta, badanti bionde che si scambiano carrozzine di vecchietto per braccia di vecchietta … e questo via vai di persone mi rimane impresso sulla retina anche dopo aver chiuso gli occhi … badante bionda con vecchietto in carrozzina, badante bionda con vecchietta sottobraccio, badante bionda che scappa con carrozzina di vecchietto, badante bionda che scappa con braccio di vecchietta, badanti bionde che si scambiano carrozzine di vecchietto per braccia di vecchietta, e la vecchietta e il vecchietto stesi a terra, storditi da due pallonate precise … una di Del Piero, l’altra di Totti … e questo via vai dalla retina arriva dritto al cervello, che lo elabora sotto forma di parole che rappresentano badanti e vecchiette e vecchietti e braccia e carrozzine e pallonate e Del Pieri e Totti … parole che formano un mantra soporifero, che mi appisola.

 

Compilare meme, l’unico vero motivo per il quale ho aperto un blog. Lo spiegavo giusto ieri al mio Psicologo di Fiducia (PdF).

 

PdF     e quindi lei il blog lo usa per … ?

 

PNV    … compilare meme. È fantastico, glielo assicuro. Mi metto lì, dopo cena, e inizio a pensare alle sei cose che preferisco fare …

 

PdF     Davvero lo considera fantastico ?

PNV    Insuperabile.

 

PdF     (trascrive su un taccuino la risposta, sillabando “in-su-pe-ra-bi-le” a bassa voce)

 

PNV    (guardo lo psicologo in attesa della successiva domanda)

 

PdF     (ripone il taccuino) Insuperabile. Mi scusi, dal meme posso passare al sesso ?

 

PNV    Dica pure.

 

PdF     Da quante settimane non ha rapporti intimi con una donna ?

 

PNV    Dunque … 34 x 52 … (moltiplicazione mentale) … 1768 settimane. Lunedì siamo a 1769. Ma, sa, il sesso è fastidioso, i preliminari su tutto, mica siamo alle Olimpiadi. Il meme, invece, è goduria allo stato puro.

 

Quanto detto allo Psicologo di Fiducia lo riconfermo ora : i meme sono fantastici, insuperabili, goduria allo stato puro.

 

Mi metto lì, dopo cena, e inizio a pensare, le sei cose che preferisco fare, penso e trascrivo e trascrivendo leggo mentalmente quanto andrò a inserire nel post :

 

Ascoltare le televendite dei quadri, Lèggere la guida del telefono, Guardare i pendolari che tornano a casa, Prendere la metropolitana, Sdraiarmi nel parco, Compilare meme

 

… leggo e rileggo …

 

Ascoltare le televendite dei quadri, Lèggere la guida del telefono, Guardare i pendolari che tornano a casa, Del Piero, Prendere la metropolitana, Sdraiarmi nel parco, Totti, Compilare meme … parole che formano un mantra soporifero che mi appisola all’istan

 

moreno9000 @ 23:45 | commenti (19)(popup) | commenti (19)