Nonostante si applichi.
Nonostante si applichi.
Sono in enoteca e sono imbarazzato, ma non è mica imbarazzo digestivo, lo stomaco che brontola per la non abitudine al vino, no, di vino neppure l’ombra (poi leggerete), l’imbarazzo è da intendersi come disagio in quanto l’enoteca si definisce Beveria, locale chic per VFP (Veri Fighet People), e, capirete, in una beveria frequentata da Product Manager, Digital Strategist, Senior Financial Controller, Consulting Training Director, un puro nano vergine Long Time Unemployed, sprovvisto di giacca, scravattato, scarpine Chicco sdrucite, blue jeans non di marca ma di mercato, camicia Oviesse, rischia lo stordimento.
Poi, per fortuna, lo slalom fra gessati ingessati e decolle-tè aromatizzati termina.
Una decina di scalini (locale a due piani), tavolo per cinque, ci si siede su sedie da designer disegnate.
Tento il relaxing (compatibilmente con lo schienale in policarbonatomaculato automassaggiante che mi provoca un principio d’eczema dorsale).
Al mio fianco, Paolo. A fianco di Paolo,
Alle mie spalle lo schienale in policar…, l’eczema dorsale in fase espansiva, un secondo tavolo, per due persone, fra le quali riconosco noto giornalista calcistico televisivo in compagnia di noto dirigente calcistico indagato, di provata fede granata, a suo tempo facente però parte della Triade Bianconera : non un inquisito qualsiasi, niente popò di meno che Antonio Giraudo.
* * *
L’enoteca è fatta in sostanza per bere vino (non per altro, si deve tener fede al prefisso), ma a me il vino non è che piaccia molto e poi ne basta mezzo bicchiere per farmi traballare e poi non saprei cosa scegliere tanto più se devo affrontare un sommelier fingendo conoscenze che non ho.
Nella migliore delle ipotesi me la caverei così :
Sommelier Il signore ha scelto ?
PNV (scorrendo la lista vini) Vorrei un … un … un Tavernello, grazie.
Sommelier Ottima scelta. Abbiamo un Rosso Esselunga o se preferisce un Rosé Conad.
PNV Il Conad può andare.
Non stupitevi per la presenza del Tavernello.
Lo trovate come potreste trovarlo all’Esselunga, alla Conad, alla Sma, all’Ipercoop, persino all’Ikea, con la sottile differenza che qui una confezione da
* * *
Con l’acqua me la cavo meglio e poi volete mettere il gusto di essere in una enoteca e chiedere dell’acqua ?
L’avranno ?
Certo, altrimenti sarebbe una semplice enoteca e non una Beveria per Very Fighet People.
Non solo, per l’acqua è previsto un sommelier ad hoc col quale mi intrattengo amabilmente fingendo conoscenze che non ho.
Sommelier Il signore ha scelto ?
PNV (scorrendo la lista acque) Vorrei una … una … una Ferrarelle, grazie.
Sommelier Se permette le consiglierei una delle nostre migliori acque.
PNV Ovvero ?
Sommelier Una Evian du Moulin Rouge Can Can
PNV Vada per l’Evian.
Sommelier Evian du Moulin Rouge Can Can.
PNV Intendevo quella.
I miei quattro amici sorseggiano un Brunello di Montalcino (una specie di Tavernello imbottigliato in bottiglie di vetro), mentre il sottoscritto si gode la sua Can Can del ’79, bicchiere nella mano destra, brevi sorsate a intervallare le chiacchiere.
Fatta abitudine all’eczema, ignorati i Financial Controller e i Giraudi presenti nel locale, la serata dovrebbe virare sul bello e invece …
E invece mi ritrovo alla mia destra, poco dietro la sedia al policar… un cameriere che impugna la bottiglia di Can Can, lo stesso che qualche minuto prima mi aveva servito.
Immobile, la bottiglia imbracciata come se fosse un fucile, osserva il livello dell’acqua nel mio bicchiere.
Me ne accorgo perché, a bicchiere vuoto, le bollicine frizzanti dell’Evian che ancora stuzzicano il gargarozzo, il tipo si avvicina e con gesto elegante e discreto provvede a riempire nuovamente il calice.
Non ho il tempo di fermarlo né una prima volta, né una seconda (due minuti dopo), né una terza (due minuti dopo i due minuti), nè una quarta (tre minuti dopo i due minuti dopo i due minuti).
L’Evian du Moulin Rouge Can Can del ’79 termina.
Ho lo stomaco, il mio piccolo stomaco di nano, gonfio.
Rutto a bocca chiusa, gorgoglii addominali.
Il cameriere si eclissa, lo vedo scendere rapido le scale.
Giusto il tempo di asciugarmi le labbra e ricompare il sommelier.
Sommelier Il signore desidera altro ?
PNV Insomma, sa, una bottiglia in sette minuti, forse, forse sarebbe meglio una pausa.
Sommelier (allungandomi la lista acque) Comprendo, ma abbiamo un’ultima bottiglia di Rochette du Del Pier et son Petit Usel del ’91 assolutamente imperdibile.
PNV Vada per
Sommelier Rochette du Del Pier et son Petit Usel
PNV Intendevo quella.
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È accadueO con l’aggiunta di COdue, di troppo COdue.
Le bollicine superano il palato facendo tabula rasa delle papille gustative, arrivano allo stomaco e lo dilatano.
Dopo il primo bicchiere la dilatazione provoca pressione al fegato.
Fitte sul lato destro del corpo.
Meglio fermarsi, ci vuole una pausa di mezzora.
Nei tre secondi necessari per formulare il proposito trovo il bicchiere maledettamente pieno.
Mi volto, il cameriere sorridendo sembra dirmi : “Hai visto ? Manco te ne sei accorto.”
Come cliente avrei il diritto di bere come e quando mi pare, anche di non farlo o addirittura, ma il privilegio è concesso solo a una crème ristretta di habituè, di rovesciare l’acqua per terra o sulla testa del cameriere, o su quella del sommelier, o su entrambe, dopo averle fatte cocciare fra di loro, ma non ne ho il coraggio, voglio dire che non posso rifiutare il privilegio concessomi di assaporare l’ultima bottiglia di Rochette du Del Pier et son Petit Usel, quindi, pavido nano, mi faccio forza e con sprezzo del pericolo, mando giù tutto d’un fiato il secondo bicchiere.
Scricchioli interni, il duodeno sta cigolando sotto la pressione dello stomaco.
Fottuto il duodeno, il prossimo a cedere dovrebbe essere il colon trasversale.
Nei tre secondi necessari per formulare il pensiero trovo il bicchiere maledettamente pieno.
Mi volto, il cameriere sorridendo sembra dirmi : “Hai visto ? Manco te ne sei accorto.”
Gli sorrido, mi sorride.
Flatulenza ad ano chiusa.
Silenziosa e inodore.
Prima della morte un soprassalto d’orgoglio.
Ora ingollo il terzo bicchiere, ma non lo poso come gli altri alla mia destra, dalla parte dell’aguzzino che mi controlla, no, lo lascio a sinistra, magari spostandolo verso il centro tavola.
Porto il bicchiere alla bocca, trangugio in un nanosecondo, fingo posa a destra, poi cambio direzione, lo mollo a centro tavola, sulla sinistra quando d’improvviso sento un tocco sulla scapola destra, mi volto, nulla, ruoto la testa di nuovo a sinistra e osservo, con timore, il bicchiere di nuovo pieno !
Il cameriere tossicchia.
Lo sento sussurrare: “Hai visto ? Manco te ne sei accorto.”
Sconfitto termino
* * *
Rientra in scena il sommelier.
Sommelier Il signore desidera altro ?
PNV Qualcosa di forte, che mi faccia esplodere l’intestino tenue.
Sommelier (allungandomi la lista acque) Suvvia, non sia così tragico. Come terzo assaggio non può perdere una Vie Snel pour le Petit Nanet avec un Problem a le Budel del ’97..
PNV Vada per
Sommelier Vie Snel pour le Petit Nanet avec un Problem a le Budel
PNV Intendevo quella.
* * *
COdue con aggiunta di COdue e una correzione di COdue.
Chiedo cortesemente la bottiglia al cameriere.
Me la porge sospettoso, teme una mia possibile rivolta, poi, compiaciuto, mi osserva tracannare i 75 cl della Vie Snel in 5 secondi e 98 centesimi.
Record europeo.
I rèni pulsano come una coppia di casse acustiche a un rave party.
Prima debole, poi man mano sempre più forte, mi piglia lo stimolo a espellere il mix di Evian Rochette Vie Snel che tiene in ammollo buona parte del mio esausto corpicino.
Ho i testicoli che trasudano bollicine, ma mai e poi mai darò la soddisfazione a quella coppia di bastardi che mi hanno imbottito di liquido di chiedere, con finta gentilezza : “Scusi, mi sa indicare il bagno ?”.
Mi rivolgo ai miei amici.
PNV Perdonatemi, ma non mi sento molto bene. Vi dispiace se vi lascio soli ?
(loro col vino se la sono cavata alla grande : qualche assaggio inframmezzato da stuzzichini vari e nulla più).
Amici Ma no, figurati, veniamo via con te.
* * *
Ci alziamo.
Un ultimo sguardo al cameriere.
Mi sorride, gli sorrido.
Tenendo il braccio destro accanto al corpo alzo, in segno di saluto, il dito medio della mano.
Nonostante il mio gesto lui continua a sorridere.
Scendiamo le scale.
Passiamo alla cassa.
Paga Luca per tutti e cinque (d’altronde l’idea della Beveria è stata sua, ecchecazzo).
Ci avviciniamo alla porta d’uscita, ho dei tremori lungo il corpo, stringo le gambe in modo che comprimano il pisello e trattengano lo zampillio che preme sul glande.
Stiamo per uscire quando sento una voce che richiamandomi mi fa :
Sommelier Signore ?
PNV Si ?
Sommelier Pssssssssssssst.
Gli sorrido, mi sorride.
Chiudo la porta di vetro alle mie spalle e poi, finalmente libero, mi gusto l’immenso piacere di una lunga, infinita, meravigliosa pisciata nei pantaloni.
Prima era il Nulla.
Poi il Verbo.
Poi l’Universo intero, compresa
Dopo i Queen, i Bobbit : che tristezza le reunion senza leader.
Secondo una recente statistica nell’elenco delle categorie a rischio (per gli altri) i macchinisti si piazzano al terzo posto, preceduti dai gangster e dai consulenti finanziari.
A conferma della statistica riporto un colloquio di assunzione di un aspirante macchinista.
* * *
Ufficio Selezione Personale delle Ferrovie.
Al centro della stanza, buia, un cono di luce illumina l’esaminando.
Una voce fuori campo lo interroga:
“Nome e Cognome ?”
“Giuseppe Giannetto, detto Er Sparecchia Birilli. ”
“Perché Sparecchia Birilli ?“
“Er biliardo, modestamente co’ ‘a stecca ce so fa’, quanno tiro io nun se sarva un birillo che uno. Io sparecchio, come quanno se pulisce la tavola, dopo che sé magnato.”
“Anni ?”
“Du’ e mezzo, co’ ‘a condizzionale.”
“Vogliamo sapere quanti anni ha ?”
“Ventotto, senza condizzionale. Dottò, er tempo passa.”
“Vabbè, non tergiversiamo. Precedenti ?”
“Furto con scasso, rapina a mano arm …”
“No, intendevo dire se hai mai guidato un mezzo pubblico ?”
“Si, n’autobusse. Ne ‘a mia città, pe’ sei mesi, poi cè stata ‘a rapina ‘aa ricevitoria de’e scommesse, que’e de li cavalli, d’artronde nun potevo di’ de no a ‘n’amico, sa, era un colpo da ducentomila euri.”
“Ok, ok. E nei sei mesi sul tram coi passeggeri come è andata ?”
“Direi bene. Du’ tibie, un femore, tre costole ‘ncrinate e pure un capitello, sta ner braccio si ‘a memoria nun me ‘nganna.”
“Si, è proprio lì. Tutte fratture ?”
“Eccerto, se no mica je’e dicevo !”
“In che modo i passeggeri si fratturavano. Aveva una tecnica particolare ?”
“Un po’ frenavo brusco, ma proprio brusco, all’urtimo momento, poi ne’e riprese, certe accellerate ! Ma er trucco mio erano ‘e curve, er mago de’e derapate ! ‘Na vorta m’è pure morta ‘na vecchietta ?”
“Non poteva dirlo prima ? Questa si che fa curriculum. Come è accaduto ?”
”Nun lo detto perché io centro solo a metà. Cioè io o pijato ‘na curva come se fossi al Relli de Montecarlo, ‘a vecchietta poi cià messo der suo.”
“Ovvero ? Si spieghi meglio.”
"Se vede che ciaveva ‘a bocca aperta, nun stava a usà l’adesivo, e così ‘a dentiera se ne annata pe’ li cazzi sua, tipo che j’è volata via. Inzomma, la faccio breve, lei perde li denti finti, se spaventa, denti comprati nuovi de zecca er mese addietro, roba da cinquemila euri, forse deppiù, e allora se fa prenne da’a strizza, er core je batte forte, alla sua età, ottanta, forse novanta, certe emozzioni nun le reggi e così, ‘na botta de’nfarto e se n’è ita all’arberi pizzuti.”
“Cosa ?”
“E’ morta, Dottò.”
“E la dentiera ?”
“Lo ritrovata, stava sotto er sedile pe’ l’handicapaci. ‘Na ripulita e poi lo passata alla sorella de mi nonna. Cià campato pe’ du’ anni, poi è morta pure lei. Indiggestione. Co’ ‘a dentiera aveva ripreso a magnà : certe fiorentine ar sangue.”
“Come precedenti può andare. Il curriculum è a posto. Un’ultima domanda.”
“So’ tutto orecchi, come direbbe Dumbo. Sa l’elefante, quello de li cartoni.”
“Non divaghi. Conosce il motto degli autisti ?”
Esitazione dell’esaminando.
“Su è facile. E’ uguale per tutti i conducenti, non importa se si è alla guida di un autobus, di un tram, di un pullman o di un treno.”
“Ce so’, ce so’. Dovesse esse: - Si, viaggiare, infilando le buche più dure -”
“No, non è così. Da chi l’ha sentito questa storia del – Si viaggiare ?”
“Da n’collega, je garbava Battisti, però un po’ l’à taroccato, sa, era bravo, à taroccato pure er motore dell’autobusse. Lungo Viale
“Complimenti, però non era la risposta giusta. In ogni caso si ritenga assunto.”
“Grazie, dottò.”
“Di nulla, e si ricordi il motto degli autisti. E’ pronto ? Stia attento che ora glielo dico !”
“Occhei !”
“Noi non guidiamo: facciamo selezione naturale.”
“Massiccio, che motto. Magari me lo faccio tatuà, sur braccio destro. Dottò, vole vedè li tatuaggi che c’ho ?”
“No, grazie, Può andare.”