mercoledì, 18 novembre 2009 | in : la tipa alternativa

Giro e rigiro l’oliva infilzata dallo stuzzicadenti, la lascio sgocciolare con calma per poi portarla alla bocca, inghiottirla, godendo con voluttà del suo sapore dolce e delicato.

È la 27esima.

L’ultima del primo vasetto (a breve aprirò il secondo).

Una media di un’oliva ogni dodici minuti.

Posso trascorrere giornate intere, dall’alba al tramonto, in questo modo, se non settimane, mesi, anni, una vita intera e oltre…

E pensare che fino a qualche anno fa non le sopportavo proprio.

Ne addentavo una, con circospezione, per poi sputarla schifato.

Un’avversione dovuta al nostro primo incontro.

 

* * *

 

PNV in versione studentello di terza media.

Le due del pomeriggio.

Torno a casa col morale bassissimo, un morale che striscia sul pavimento, a mo’ di pattina.

Ho sorpreso Tamara, colei che credevo sarebbe diventata la donna della mia vita, per ora semplice compagna di classe inutilmente desiderata, in atteggiamenti inequivocabili con Tibburzio, il bellimbusto della III A.

Le mani di lei che frizionano furiosamente i ricci neri di lui; le mani di lui, la destra per la precisione, che sfrucugliano le tette di lei.

Il tutto condito da una full immersion slinguatoria da guinness dei primati dell’Istituto.


Entro in cucina, mi siedo in attesa del pranzo materno.

Immagino essere la solita minestrina di riso di brodo di dado Star.

Invece…

 

Mamma          Oggi PNV ho deciso di prepararti qualcosa di diverso.

PNV                (testa bassa per nascondere la tristezza, sussurro un) Cosa?

Mamma          Penne alle olive. Sono sicura ti piaceranno.

 

La frase anticipa il piatto di pasta.

Le penne le conosco, si tratta di verificare la new entry verdastra che le accompagna.

Ne assaggio un piccolo pezzetto.

E lo sputo.

 

* * *

 

Non era colpa delle olive in sé.

Il rifiuto era dettato dal mio stato d’animo.

Se il destino (sotto le sembianze di una mamma apprensiva) mi avesse proposto patatine fritte, probabilmente avrei reagito allo stesso modo.

E invece furono le olive a farne le spese.

Finché, dopo quasi un quarto di secolo di repulsione totale…

 

* * *

 

PNV in versione impiegatuccio di terza categoria.

Le due del pomeriggio.

Torno col morale che striscia tuttora sul pavimento (lucidissimo dal tanto strisciare).

Entro in cucina, mi siedo in attesa del pranzo materno.

Immagino essere la solita minestrina di riso di brodo di dado Star.

Invece…

 

Mamma          Scusami PNV, sono stata due ore al telefono con la Signora Gianduiotti e non ho fatto in tempo a prepararti la minestrina di riso.

 

PNV                 Chissà che imperdibile pettegolezzo doveva riferirti la Gianduiotti?

 

Mamma          Imperdibile. Senza dubbio. Ti ricordi di Tamara, quella tua compagna delle medie che

 

PNV                 (fingendo indifferenza mentre il cuore pompa a mille) Vagamente.

 

Mamma          Ma sì, quella che ha sposato quel bellimbusto del Tibburzio, il figlio dei De Cesaris, che ora ha aperto un’officina

 

PNV                Vabbè, cosa è successo a questo Tibburzio e alla moglie Tam… Tam…?

 

Mamma           Tamara. Si sono mollati. La Gianduiotti mi ha detto che il Tibburzio la tradiva con la fruttivendola di Via Taralli, la De Pisis, quella con le tette rifatte, color melanzana. Lei, cioè Tamara, li ha beccati un giorno che era andata dal marito, nell’officina, e insomma, lui alla De Pisis stava facendo, come dire, “il tagliando”. Non so se mi sono spiegata.

 

PNV                (fingendo indifferenza mentre il cuore pompa a mille) Vabbè, però taglia corto. A me ‘ste storie di corna non interessano. Mi interessa solo di esser rimasto senza pranzo.

 

Mamma           Se vuoi, mi sono avanzate delle penne alle olive che mi ero cucinata, ma a te le olive

 

PNV                 Dammele!

 

* * *

 

Non era merito delle olive in sé, se avevo divorato il piatto con estrema goduria.

Un’autentica indescrivibile extasy del palato.

Quel che il destino (sotto le sembianze di una mamma apprensiva) mi aveva tolto, ora me lo aveva ridato.

 

* * *

 

Il passaggio dal rifiuto totale a una vera e propria dipendenza per le olive dimostra che nulla è eterno, persino la convinzione più radicata può venir meno, è possibile un’inversione di 180 gradi, anche improvvisa (non sull’A4, comunque).

 

Mai dire mai.

 

Quello che vale per delle semplici olive verdi può estendersi agli esseri umani.

Alla Tipa Alternativa, per esempio.

La donna grazie alla quale detengo tuttora il record mondiale per il più rapido due di picche nella storia dei due di picche: 1 min 19 sec.

 

Se consideriamo le olive, più precisamente il desiderio o meno delle medesime, come metafora, e se sostituiamo alle olive il sottoscritto e al sottoscritto la Tipa Alternativa, il record mondiale viene meno, anzi, il record permane, ma il suo effetto svanisce, ovvero le mani della Tipa Alternativa frizionano la mia lucida pelata mentre la mia mano destra sfrucuglia le sue tette.

 

* * *

 

Mi viene il dubbio che non trattasi di metafora, potrebbe essere un’altra figura retorica, una similitudine, o forse no, le figure retoriche sono da escludersi, siamo nel campo dell’equivalenza o di un parallelo.

Poco importa.

Ho sempre avuto problemi con le figure retoriche e con le donne (problemi risolvibili: per le prime c’è Wikipedia, per le seconde… problemi quasi sempre risolvibili).

 

Quel che conta sono le mie mani, la destra per la precisione, sulle tette della Tipa Alternativa.

Verifichiamo ora l’esattezza della mia ipotesi.

 

* * *

 

Tipa Al.          Non vedo perché dovrei accettare l’invito per l’aperitivo.

PNV               Innanzitutto per la mia incantevole presenza.

Tipa Al.          Motivi più validi?

PNV               Perché preparano un Sherry Dry Martini favoloso.

Tipa Al.          (dubbiosa)

 

PNV                Il Sherry Dry è impreziosito da un’oliva tagliuzzata. Non ti dico che bontà. Pensa che a me un tempo le olive facevano schifo, poi ho cambiato idea. Una sorta di inversione a U.

 

Tipa Al.          Cosa c’entra l’inversione con l’invito di stasera?

 

PNV               C’entra perché (arrossisco) così come io schifavo le olive per poi pentirmene e convertirmi, ora le adoro e anche tu, stasera, dopo l’aperitivo, potresti “convertirti”.

 

Tipa Al.           Cioè?

 

PNV                Rinnegare il due di picche dell’altra volta. Io come un’oliva. Tu nei miei panni. Insomma, la faccio breve, la storia delle olive è un pretesto, una metafora, una similitudine, un’equivalenza, per dire che noi due, se mi passi il parallelo.

 

Tipa Al.          A proposito di metafore o similitudini o equivalenze (n.d.a. anche la Tipa Alternativa ha problemi con le figure retoriche e… no, con gli uomini no) o paralleli, sì, i paralleli, anzi, le parallele, intese come rette, fanno giusto al caso, le preferisco rispetto a delle olive per l’aperitivo.

 

PNV                Cioè?

 

Tipa Al.          Io sono la prima retta parallela. Me ne vado dritta dritta per via Bava Beccaris, via Crispi, via Giolitti, via Matteotti, esco dalla città, prendo la statale, sempre dritta, cambio provincia poi regione, varco il confine, bye bye Italia, avanti imperterrita, Europa, pianeta Terra, sistema solare, via Lattea, proseguo nella mia rettitudine, supero Andromeda…

 

PNV                E io?

 

Tipa Al.          Tu sei la seconda retta parallela. Te ne vai dritto dritto per via Bava Beccaris, via Crispi, via Giolitti, via Matteotti, esci dalla città, prendi la statale, sempre dritto, cambi provincia poi regione, varchi il confine, bye bye Italia, avanti imperterrito, Europa, pianeta Terra, sistema solare, via Lattea, prosegui nella tua rettitudine, superi Andromeda…

 

PNV                Che bello! Io e te vicini, via dopo via, città dopo città, provincia dopo provincia e poi nazione, continente, pianeta, sistema solare, galassie, l’universo intero!

 

Tipa Al.          Vicini, ma non troppo. Due rette parallele, dovresti saperlo, non si incontrano mai.

 

PNV                Se non all’infinito.

Tipa Al.          È vero, ma prima di arrivare all’infinito sai quanto tempo potrebbe passare?

PNV                Quanto?

Tipa Al.           Un tempo infinito.

PNV                Non importa.

Tipa Al.           Non importa?

PNV                Sono paziente.

Tipa Al.           Molto paziente.

PNV                (sorriso da uomo che non deve chiedere mai)

Tipa Al.           La cosa non ti spaventa?

PNV                No.

Tipa Al.           No?

PNV                No. A casa ho una scorta di olive verdi: infinita.

 

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sabato, 14 novembre 2009 | in : puronanopillole

In offerta, al 3 X 2.

 

moreno9000 @ 12:08 | commenti (18)(popup) | commenti (18)
martedì, 10 novembre 2009 | in : puronanopillole

… ma sfiga vuole che trovi sempre occupato.

 

moreno9000 @ 21:03 | commenti (12)(popup) | commenti (12)
venerdì, 06 novembre 2009 | in : puronanopillole

Ah, questo benedetto problema del traffico.

 

moreno9000 @ 13:35 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
mercoledì, 04 novembre 2009 | in : ec-citazioni letterarie
Era il dolce ritorno, la patria ritrovata, ma il mio pensiero era solo di dolore per lei perduta, e i miei occhi s’appuntavano sulla Luna per sempre irraggiungibile, cercandola. E la vidi. Era là dove l’avevo lasciata, coricata su una spiaggia proprio sovrastante alle nostre teste, e non diceva nulla. Era del colore della Luna; teneva l’arpa al suo fianco, e muoveva una mano in arpeggi lenti e radi. Si distingueva bene la forma del petto, delle braccia, dei fianchi, così come ancora la ricordo, così come anche ora che la Luna è diventata quel cerchietto piatto e lontano, sempre con lo sguardo vado cercando lei appena nel cielo si mostra il primo spicchio, e più cresce più m’immagino di vederla, lei o qualcosa di lei ma nient’altro che lei, in cento in mille viste diverse, lei che rende Luna la Luna e che ogni plenilunio spinge i cani tutta la notte a ululare e io con loro.
 
(finale de “La distanza della Luna”, Italo Calvino)
 
moreno9000 @ 21:39 | commenti (7)(popup) | commenti (7)